Set 9, 2015 - Senza categoria    No Comments

GIUDICE

2015-08-30 16.14.34

 

Ho sottratto sempre troppo tempo a giudicare gli altri.

Poi in un attimo tutto cambia, arriva un giorno, quel giorno, quello che non potevi aspettare, quello dove ti sentirai giudice corrotto di te stesso, punterai il dito sulla tua fronte e dovari fare i conti con la giustizia interiore. Giudicati caro essere umano, cara piccola e arrancante donna. Prenditi tutto il tempo che serve, che tanto da oggi in poi tutto non sarà più come prima. Dichiara pure il falso, la tua coscienza ribatterà e ti denuncerà per falsa testimonianza. La colpa più grande, è stata quella di smettere di credere.  Non sono innocente io c’ero, ero lì quando il mondo è crollato, quando un feto non è cresciuto, quando ho messo tutti i sogni e le speranze dentro il trita documenti, io c’ero quando ho pugnalato la speranza di ripartire.

Si muovono le cose intorno, i pensieri di una vita, le occasioni perse, le foto della carte d’identità, i giorni felici, quelle corse per accaparrarsi il cuore di un essere umano, tutto vola intorno e non hai più voglia di saltare per aggiudicarti anche una parola di conforto. Hai una giuria feroce, gli amici. Quelli non perdonano, hanno la verità assoluta in una chiavetta usb, ce l’avevano già prima di conoscerti.

Perché la bellezza è un crimine, il sorriso è un crimine, l’entusiasmo è un crimine, la vitalità che ha nutrito tanti giorni diventa un pericoloso trucco per nascondere tracce di te. E nessuno si domanda se quel vuoto fisico sia segno di dolore, stai su grazie al tuo dito puntato e a quello di tutte le persone che pensano che essere sempre così presente è segno di salute e prosperità. E ti senti ladro, ladro della tua purezza, ladro di stati d’animo. Si chiama stanchezza, si chiama tristezza, si chiama paura, loro la chiamano frivolezza, io ho dovuto accettare il suo nome medico, a suon di euro e seratonina, ho dovuto accettare che non era tutto il mondo che stava crollando ma soltanto il MIO.

Giudice di me stessa, mi propongo riti abbreviati, isolamenti, reclusioni, ma il dolore di avere compiuto un atto così crudele mi porta a non sapermi giudicare, a vivere nell’incertezza di cosa ne sarà di me.

Signor giudice l’ho dovuto fare, il mio sguardo si stava spegnendo, non riuscivo più a capire dove fossi e quale fosse il mio scopo, e così ho ammesso che non ero più felice .

E tutti non se l’aspettavano e tutti hanno iniziato a gridare, giudicare, insinuare esporre le proprie teorie e tutti non hanno colto l’occasione per rispettare, ma neanche io l’avrei fatto SONO COLPEVOLE.

 

Caro Enrico,

quanti giorni passano, sono così tanti e volano, io ho tentato di tutelarti ma tu sei così sveglio e determinato, ti fai domande e me le riporti sempre con modo educato e delicato. Non sono perfetta hai potuto capirlo tardi, perché ho provato a nascondertelo (sbagliando!). Sei bello, sei permaloso e testardo, sei corretto, cammini tanto e ti dimentichi che avresti il diritto di lamentarti, non chiedi apertamente le coccole ma comunichi il tuo amore, hai iniziato ad annoiarti a capire dove sono i limiti, prendi il tuo mondo fantastico e lo porti anche fuori, il tuo pugno è segno di sfida, hai una maglietta con il mantello e mille travestimenti, il tuo amore per i cartoni animati “lunghi” a volte è esagerato. Sei uomo, quando arrossisci, quando guardi una bambina e fai il finto timido, quando senti che stai fallendo e ti butti giù. Sei il nostro NOI e lo sarai per sempre, sei il fratello e la sorella che continui a chiedere e poi ti dimentichi e chiedi una pianta carnivora, sei l’ostacolo quando non riesco a mettere insieme i pensieri e le lacrime, sei stato notti insonni e paura di sbagliare , sei un carico importante e determinante per le nostre scelte. Ma guardarti negli occhi è ancora la più grande medicina che conosca. Dove tutto è gelido tu sei il calore, sei la parte bella di me grande amore.

GIUDICEultima modifica: 2015-09-09T12:53:07+00:00da gennymell
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